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Autore Discussione: Telelavoro: è possibile nella game industry?  (Letto 7108 volte)
Giovanni Caturano
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« Risposta #15 inserita:: Gennaio 12, 2006, 01:35:22 pm »

Citazione di: Francesca Urbinati
Ciao a tutti!
Leggendo il post sul nuovo modello di businness adottato in UK, e avendo lavorato spesso via internet, mi è venuta spontanea una considerazione.

[...]

Voi che ne pensate?


Per quanto mi riguarda, va perfettamente bene per cose tipo concept art, rifinitura texture, e lavori "meccanici".
Lo si può usare limitatamente per cose come modellazione e animazione e solo in presenza di tempi rilassati e design estremamente robusto.
Non è applicabile per cose tipo core-coding.

Questo in riferimento alla nostra realtà.

Quindi, se devi venire dall'argentina per stare qui una settimana, possiamo anche prenderci un due settimane e discutiamo in chat.

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« Risposta #16 inserita:: Gennaio 12, 2006, 02:13:06 pm »

il fatto e' che in ogni caso il lavorare a distanza dipende da mille fattori...tra cui il tipo di persona che deve svolgere il lavoro a distanza e con chi avra a che fare in sede (se c'e una sede).

in ogni caso e' interessante questo libro:

Cybertech Publishing
Working Virtually Challenges of Virtual Teams
robert jones, robert young, lise pace
May 2005

http://www.amazon.com/gp/product/1591405513/104-3200693-8351168?n=283155
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« Risposta #17 inserita:: Gennaio 12, 2006, 02:20:05 pm »

[quote="Giovanni Caturano]...Per quanto mi riguarda, va perfettamente bene per cose tipo concept art, rifinitura texture, e lavori "meccanici".
Lo si può usare limitatamente per cose come modellazione e animazione e solo in presenza di tempi rilassati e design estremamente robusto.
Non è applicabile per cose tipo core-coding...[/quote]

sono pienamente concorde con te Giò, il telelavoro come modello di lavoro può essere applicato in settori e per applicazioni meno "operative" come per il marketing (ne ho esperienza diretta), ma effettivamente per lo sviluppo di codice e grafica è tosta!!!
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Sebastiano Mandalà
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« Risposta #18 inserita:: Gennaio 12, 2006, 03:41:18 pm »

dalla mio solito skimming del thread posso dire: ma se siete contrari al telelavoro siete anche quindi contrario all'outsourcing. A me sembra invece un concetto interessante.
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« Risposta #19 inserita:: Gennaio 12, 2006, 05:25:19 pm »

Io posso riportare una mia esperienza personale come programmatore.
Non ho mai fatto telelavoro da casa (cosa che non vorrei mai fare), ma ho lavorato per alcuni mesi dallo studio Ubi di Milano in un progetto sviluppato in uno studio Ubi in Francia.
La mia parte di lavoro era discretamante separata da quella del resto del team, ciononostante ho avuto parecchi rallentamenti principalmente dovuti proprio a problemi di comunicabilità.
Ho inoltre avuto grossissimi problemi per la scelta del sistema di versioning del codice (VisualSourceSafe) non adatto all'utilizzo da remoto. La scelta degli strumenti, anche di comunicazione, è fondamentale per una riuscita della collaborazione da remoto.
A mio parere va considerata nel telelavoro una riduzione di performance, che così a naso potrei indicare attorno al 25-30%. Ma ovviamente parlo del mio caso particolare.

Per quanto riguarda il telelavoro da casa, ho sentito molta gente considerarlo una soluzione ideale.
Si risparmia tempo di trasporto, denaro inaffitti di uffici e altro.
Il fattore sociale è comunque da tenere in considerazione. Significherebbe alzarsi la mattina, mettersi alla scrivania e non uscire di casa tutto il giorno... e non parlare con anima viva dal Lunedì al Venerdì!!!
Piuttosto mi tagliarei le vene...

Volevo inoltre aprire un altro discorso che ha a che vedere con "la domanda stupida" citata da Francesca. Ricordo di aver letto (non so dove, magari era qualche link postato quiì in Playfields) di un tizio che considerava auspicabile per i programmatori uffici indipendenti piuttosto che open-space proprio per evitare "la domanda stupida" che fa perdere la concentrazione (uscire dalla "Zona" lo chiamava il tizio) alla persona a cui la domanda è posta. E rende quindi più costoso per la produttività il porre la domanda piuttosto che il trovarsi da solo la risposta.
...ma qui sono andato veramente un po' troppo OFF-TOPIC  Embarassed

Ciao,
    Lear
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Giovanni Caturano
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« Risposta #20 inserita:: Gennaio 12, 2006, 05:28:34 pm »

Citazione di: Corrado Baggioni
Io ritengo che se il telelavoro non è possibile in questo ambito, non lo è in nessuno.


Non sono d'accordo.
Un videogioco è un progetto di una certa complessità e che richiede anche una mole di file (e quindi di banda) notevole.
Ci sono lavori che noi facciamo in remoto, con altre ditte, senza nessun problema, grazie a desktop remoto, lavagne virtuali, VOiP, VPN e quant'altro.
Però avere due progettisti dell'engine che lavorano a distanza in fase creativa la vedo durissima. Ci sono un sacco di argomenti su cui, almeno io e almeno qui, c'è bisogno del confronto "fisico" e dello stare insieme mentre si prende il caffè... insomma del "vivere l'esperienza".
Poi è chiaro che in un'azienda organizzata diversamente, molto piramidale, le cose sono diverse.
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